
“Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del Covid-19 – si legge nella bozza – su specifiche parti del territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalità di esso, possono essere adottate, secondo quanto previsto dal presente decreto, una o più misure tra quelle di cui al comma 2, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al 31 luglio 2020 e con possibilità di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus”.
Queste le testuali parole presenti nella bozza, parole che spaventano per tutto: salute, economia e rapporti sociali.
Tra le voci elencate compaiono la possibilità di chiudere negozi, bar ristoranti, le attività produttive, gli uffici della Pa mandando i lavoratori in smart working. Ci sono poi le limitazioni ai movimenti, sia dall’abitazione per chi è in quarantena (divieto assoluto) sia dai Comuni di residenza o anche, come fatto di recente da alcuni governatori e nel weekend dal governo, dai territori regionali o comunali. Si possono chiudere strade e parchi, oltre che scuole, teatri, cinema, musei, chiese, palestre e parchi.
Per applicare le probabili nuove restrizioni ci sarà l’esercito italiano e chi non rispetta le misure previste dal governo può incorrere nella sanzione amministrativa “del pagamento di una somma da euro 500 a euro 4.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o dalle altre disposizioni di legge attributive di poteri per ragioni di sanità”. Chi non rispetta il divieto di apertura di locali come cinema, teatri, discoteche e centri ricreativi viene, oltre alla multa, rischia la chiusura dell’esercizio o dell’attività “da 5 a 30 giorni”.