La denuncia della Nursind: gravi carenze nel reparto COVID del San Luca
In un comunicato stampa la Nursind – Sindacato delle professioni Infermieristiche – denuncia gravi carenza nel reparto COVID dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania.
L’elenco delle incongruenze
In primis la più grave – scrivono dal sindacato – è la disposizione dei pazienti positivi e dei sospetti un un unico ambiente.
Successivamente sono altre le incongruenze portate alla luce. Eccole tutte:
- Non è prevista alcuna indicazione dei percorsi sporco/pulito nell’area individuata, cosa che di per sé espone il personale ivi operante a rischio contagio;
- I locali che accolgono, per come sopra descritto, tanto i pazienti positivi quanto quelli in osservazione o di attesa di tampone, non sono dotati di pressione negativa, cosa di vitale importanza per non esporre il personale sanitario ad ulteriore rischio di contagio che, qualora si verificasse (come è già capitato), si tramuterebbe in un ecatombe sociale atteso che gli stessi, finito il loro servizio, ritornino a casa dai loro familiari, con tutte le conseguenze potenziali del caso;
- Il sistema di aria condizionata attualmente in uso nell’unità di che trattasi non è stato disattivato, ponendo in essere un ulteriore rischio di contagio derivante dalla circolazione della stessa aria in ogni ambiente di ricovero;
- Il personale addetto alla logistica ed alle pulizie continua a ruotare in continuazione, fra i reparti dell’intero Presidio Ospedaliero, senza che sia individuato un pool di lavoratori addetti unicamente a tali incombenze, con il risultato, denunciato più volte alla S.V. per le vie brevi, che chi sia stato a contatto con pazienti positivi oggi, domani ce lo si ritrova nei reparti ospedalieri con l’aumento del rischio di contagio per altri operatori ed altri pazienti;
- Alcuni dei D.P.I. individuati per la protezione dei lavoratori, nello specifico le tute di protezione chimica in sms con cappuccio, non risultano essere idonee a quanto richiesto in quanto utilizzate in presenza di agenti chimici tossici ed in relazione alle condizioni di
esposizione; che garantiscono la protezione contro particelle solide disperse nell’aria (TIPO 5) e agenti chimici liquidi in forma di spruzzi ridotti (TIPO 6), diversamente da quelle utilizzata in presenza di agenti chimici tossici ed in relazione alle condizioni di esposizione; che garantiscono la tenuta di spruzzi diretti (TIPO 4), la protezione contro le particelle solide disperse nell’aria (TIPO 5) e agenti chimici liquidi in forma di spruzzi ridotti (TIPO 6); - I rifiuti speciali derivanti dallo smaltimento degli indumenti degli operatori o da qualsiasi altra risulta dei pazienti ivi degenti, non segue un percorso dedicato, ma transitano tranquillamente in corridoi e spazi comuni senza alcuna forma di protezione particolare, tipo carrello impermeabile dedicato, e vengono consegnati agli operatori del locale deposito che li manipolano ignari di ciò che stanno manipolando.
Le richeste
A nostro parere nell’area COVID – si legge sempre dalla nota stampa – attualmente posta al piano terra si potrebbero allocare, esclusivamente, tutti coloro che a seguito del pre triage debbano essere tenuti in isolamento ed effettuare i tamponi di rito. Il tutto trasformando gli attuali locali del DAY Surgery, sempre al primo piano, in una rianimazione ad esclusivo consumo delle specialità chirurgiche dell’intero presidio, atteso che le attività chirurgiche d’urgenza continuino ad essere effettuate e spesso abbisognino di posti letto di T.I.P.O.
I tamponi
L’ultima necessità, secondo la Nursind è la necessità di sottoporre a tampone tutto il personale sanitario: “In conclusione chiediamo quindi di voler disporre con urgenza il tampone rino faringeo, per testare la eventuale positività al Covid, per tutto il personale sanitario in servizio nel P.O. San Luca, ponendo l’accento sul fatto che ad oggi i casi attualmente positivi sono 73880 di cui circa 5000 risultano essere infermieri”.